Ciociaria in moto; Sora – Acropoli di Civitavecchia [Ep.1]

Ciociaria in moto; Sora – Acropoli di Civitavecchia [Ep.1]

Settembre 3, 2021 0 di MarcoP

Sora – Acropoli di Civitavecchia d’Arpino

La Ciociaria si trova nella provincia di Frosinone ed è composta da 91 comuni. I rilievi appenninici che vanno da nord a nord-est rappresentano il naturale confine, o porta d’ingresso con Abruzzo e Molise. Partendo dalla parte nord-est il centro più importante al confine con l’Abruzzo è la città di Sora, con i suoi 28 mila abitanti. La città è divisa in due dal fiume Liri, le cui sorgenti sono localizzate nell’Appennino abruzzese, e che continua in direzione Isola del Liri, dove precipita nel centro del paese con un salto di 30 metri originando le celebri cascate.

Per il nostro primo appuntamento Ciociaria in moto; vi parlerò del percorso da Sora fino all’Acropoli di Civitavecchia D’Arpino. Partendo dall’ingresso di Corso Volsci, attraverseremo Ponte Napoli, e prenderemo la SR82 in direzione Isola del Liri.

Ponte Napoli a Sora
Ponte Napoli, Sora

Usciti dal centro di Sora, percorreremo la SR82 per circa 5 km prima di giungere al confine naturale con Isola del Liri, dove troveremo l’antica Basilica Minore di San Domenico. Qui è obbligatoria una fermata per visitare i suoi interni e la sua cripta.

Basilica Minore di San Domenico
Basilica Minore di San Domenico, Sora

L’abbazia fu fondata nella prima metà del secolo XI sulle rovine della villa natale di Marco Tullio Cicerone, da un benedettino: San Domenico abate su commissione del Governatore di Sora e di Arpino Pietro di Rainiero e di Doda sua moglie. Il 1011 è l’anno della fondazione rimasto scolpito nella coscienza storica dei monaci dell’abbazia di San Domenico e di quella di Casamari; in tutte le cronache e negli altri documenti d’archivio, senza alcuna eccezione e senza ombra alcuna di problematica storica, la fondazione del monastero è riportata all’anno 1011. Lo stile primitivo della basilica è il romanico: pianta a croce latina, con tre navate, la centrale più larga e più alta delle due laterali, chiuse in fondo da tre absidi semicircolari; copertura a volta sostenuta da colonne; il presbiterio più elevato del piano della chiesa e sovrastante una cripta sotterranea.

La facciata è tripartita con corpo centrale più alto e laterali più bassi, quasi un annuncio delle tre navate interne.

L’interno riproduce la disposizione della basilica a croce latina: un unico ambiente diviso in tre navate da una doppia fila di massicci pilastri sormontati da archi a sesto acuto. In fondo alla navata centrale si innalza un’ampia ma scarna scalinata che sale al presbiterio sopraelevato e che nasconde la sottostante cripta. Ciascuna delle navate termina con un’abside semicircolare. La copertura è a capriate di legno.

Abbazia di San Domenico, Sora.
Abbazia di San Domenico, Sora

Attraverso due ingressi laterali alla scalinata centrale, si accede alla cripta. Del tipo “ad oratorio”, è, di fatto, una piccola chiesa seminterrata, a tre navate trasverse, divise da colonne molto antiche di forma e di ordini diversi perché di varia provenienza. Il suo stile è molto austero, senza alcuna ricercatezza, quasi un’immagine del fondatore certamente più attento ai risultati concreti che ai fronzoli estetici.

Cripta Abbazia di San Domenico, Sora

Terminata la visita all’Abbazia di San Domenico Abate, riprendiamo la strada verso Isola del Liri, dopo un paio di chilometri giriamo a sinistra per prendere la SP92 in direzione Arpino. Da qui la strada inizia una dolce e costante salita costellata da tornanti a corto e lungo raggio,lungo il profilo della montagna. Sono poco più di 6 km di puro divertimento, un piccolo ottovolante, adatto anche per i meno esperti. Il percorso ci porterà a salire di altitudine passando dai 250m fino ai 450m alle porte del paese.

Civitavecchia di Arpino
Civitavecchia di Arpino

Giunti alle porte del paese, prenderemo la SP167, che ci porterà a salire fino ad una quota di 600m s.l.m., per portarci all’antica rocca. La strada anche qui, se pur in 3 km, è ricca di tornanti in un destra-sinistra senza respiro. All’uscita dell’ultimo tornante verso sinistra ci troveremo davanti ai nostri occhi l’Acropoli di Civitavecchia d’Arpino.

Civitavecchia di Arpino
Civitavecchia di Arpino

Giriamo a destra, di fianco la chiesa di Sant’Anna, per percorrere la stradina, lastricata di pietre, che ci conduce lungo la grandiosità di queste mura, che si trovano pure in altri paesi dei Volsci e degli Ernici. Tale maestosità ha suggerito alla fantasia popolare il nome di mura pelasgiche (in ricordo dei preellenici, mitici Pelasgi) o ciclopiche (i giganti omerici). E’, però, più giusto chiamare questo tipo di mura “poligonali” proprio per la forma che presentano gli enormi massi, sovrapposti l’uno sull’altro senza alcun legame di malta.

Mura poligonali o ciclopiche
Acropoli di Civitavecchia, Mura poligonali

Esse non hanno fondazioni e sono costituite da enormi monoliti di puddinga del pleistocenico, materiale i cui banchi disseminati nell’intero versante nord della propaggine montana e quindi anche in vicinanza del sito arcaico. La muraglia, in origine, si estendeva per 3 km, ma oggi ne rimangono circa 1,5 km ed in alcuni punti si presenta inglobata nelle case.

Continuando il cammino scorgiamo sulla destra, subito l’Arco a Sesto Acuto, porta arcaica d’ingresso all’Acropoli. Questo prodigioso monumento è alto 4,20 metri ed è formato da blocchi sovrapposti che si restringono verso la cima, tagliati obliquamente sul lato interno. In epoca medievale fu chiuso in un bastione semicircolare, ora per metà demolito.

Torrione con Arco a Sesto Acuto
Acropoli di Civitavecchia

Rievoca in maniera determinante il sistema costruttivo delle gallerie di Tirinto e Micene.

Arco a Sesto Acuto
Arco a Sesto Acuto con torrione a sx

Già da questa prima immagine dell’Arco, si può notare sullo sfondo della piazza l’antica torre detta di “Cicerone”.

Arco a Sesto Acuto e Torre di Cicerone
Arco a Sesto Acuto
Arco a Sesto Acuto

Visto dalla parte interna delle mura poligonali.

Civitas Ciceroniana venne indicata, infatti, nel catasto di Arpino del 1581; “Torre di Cicerone viene chiamata la torre medioevale del luogo; ma soprattutto si volle credere che in Civita Vecchia fosse la casa degli avi di Cicerone, ereditata poi dal fratello Quinto.

Torre di Cicerone
Torre di cicerone

Credenza che portò la studiosa Marianna Dionigi all’inizio del 1800 fin sull’antica rocca. Il suo sogno romantico, però, rimase deluso perché non trovò traccia della casa di Cicerone, se non costruzioni recenti, un muro che la tradizione orale chiamava Cicero e un sentiero lastricato detto Via Cicera.

Torre di Cicerone
Torre di Cicerone
Torre di Cicerone
Torre di Cicerone

Dal piazzale che circonda la Torre Di Cicerone, possiamo ammirare i panorami verso le valli vicine e sul nuovo centro abitato.

Acropoli di Civitavecchia di Arpino
Acropoli di Civitavecchia
Acropoli di Civitavecchia di Arpino
Acropoli di Civitavecchia di Arpino

Proseguendo il nostro cammino, stavolta a piedi, oltre l’aia in primo piano, scorgiamo un piccolo rudere tra due siepi. Salendovi sopra potrete ammirare Arpino con una vista dall’alto, molto spettacolare, e gli altri paesi che si stagliano oltre l’orizzonte.

Arpino
Arpino

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